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Il Mondo che ci circonda nº 920

Inserido por: Administrador em 13/07/2010.
Fonte da notícia: Cimi

Cimi incontra indios Tupinambá incarcerati nello stato della Bahia

 

Membri del Consiglio Indigenista Missionario (Cimi) hanno visitato, la scorsa settimana, tre importanti leaderes del popolo Tupinambá, detenuti nelle prigioni della Bahia.

 

Paulo Machado Guimarães, avvocato del CIMI, assieme al Dr. Valdir Mesquita, avvocato contrattato dalla famiglia degli índios detenuti, hanno potuto incontrare i fratelli Rosivaldo Ferreira da Silva, conosciuto come capo villaggio Babau, e Gilvado de Jesus. 

 

Nel pomeriggio di domenica 27 giugno, Saulo Feitosa, secondo secretario del Cimi, Haroldo, Genário e Eduardo, membri del Cimi nello stato della Bahia, sono stati nella prigione della cittá di Jiquié per visitare Glicéria Tupinambá e Eruthawã, suo figlio di appena due mesi di vita.

 

Una settimana seza notizie

 

Babau é detenuto dal 10 marzo, quando é stato arrestato nella sua casa, nella comunitá di Serra do Padeiro, comune di Buerarema, nel sud della Bahia. La prigione é stata effettuata alle 2 e mezza del mattino da poliziotti federali. Givaldo é in prigione da aprile, arrestato di fronte all'ufficina mentre lasciava l'auto per essere riparata.

 

I due si trovavano nella caserma della Polizia Federale di Mossoró (Rio Grande do Norte), da dove sono usciti il 18 giugno per essere portati alla caserma della Polizia Federale di Ilhéus, con scalo nella caserma della Polizia Federale di Salvador. Da allora, i loro famigliari e gli amici non sapevano dove erano stati portati. Il giorno 25, Paulo Guimarães é stato informato da agenti della Polizia Federale di Salvador che i due non si trovavano nella loro caserma. Non avendoli trovati, l'avvocato del CIMI ha telefonato al procuratore generale della Funai, Antônio Salmeirão, che affermó di sapere che i due fratelli si trovavano detenuti nel carcere di Salvador.

 

Il giorno 26, Guimarães ha percorso tutta la prigione della capitale senza incontrarli. Solamente due giorni dopo, attraverso le informazioni dell'india Patrícia Rodrigues dos Santos, del popolo Pataxó Hã Hã Hãe, si seppe che Babau e Gil si trovavano reclusi nella prigione di Itabuna giá dal giorno 21 di giugno. L'informazine é stata ottenuta dopo aver contattato il superintendente del sistema carcerario della Segreteria di Giustizia, Cittadinanza e Diritti Umani dello stato della Bahia, Isidoro Orge Rodriguez, che non trovó informazioni dei due indios neppure nel sistema della Compagnia di Processamento di Dati della Bahia (Prodeb), dove si trovano tutti i registri di tutti i detenuti nello stato.

 

Rodriguez ha allora telefonato per il superintendente regionale della Polizia Federale che gli ha riferito che i due índios erano stati trasferiti nella prigione di Itabuna da agenti della Poliziaa Federale di Ilhéus.

 

La mattina del 28, gli avvocati Guimarães e Mesquita hanno costatato che nel processo che decretó la prigione di Babau e Gil non constava alcuna informazione circa il luogo dove sarebbero stati portati. I due sono rimasti una settimana detenuti senza che i loro avvocati, famigliari e la loro comunitá sapessero dove stavano. Solo il giudice di Buerarema, la Polizia Federale ed il direttore della prigione di Itabuna sapevano dove i due indios si trovavano.

 

Con questa informazione, Guimarães e Mesquita sono finalmente riusciti, il 28, a raggiungere il carcere e potuto incontrare i due fratelli. Secondo gli avvocati, i due stavano bene, nonstante le successive irregolaritá e viaggi ai quali sono stati sottoposti dal momento del loro arresto. Durante l'incontro, i due avvocati hanno saputo circa la decisione del giudice Rodriguez, che determinó il trasferimento dei due indios, per motivi di sicurezza, da Itabuna al Centro d'Osservazione Penale (COPE), nella prigione Lemos de Brito, in Salvador.

 

La mattina del 29, Babau e Gil sono stati trasferiti a Salvador, dove arrivarono alle ore 18. prima della trasferta, i due fratelli hanno potuto vedere la mamma e la sorella. 

 

Quasi un mese nella prigione di Jiquié

 

"Siamo arrivati ed abbiamo trovato Glicéria in buone condizioni, piú serena e meno afflitta che nella settimana precedente, quando ricevette la visita di una nipote", afferma Saulo Feitosa circa l'impressione che ha avuto ad incontrare Glicéria Tupinambá, settimana scorsa. Saulo ed altri membri del Cimi dell'equipe di Itabuna, sono stati nella prigione di Jiquié dove Glicéria e suo figlio Eruthawã sono detenuti dal giorno 3 di giugno.

 

L'ambiente dove Saulo ha potuto parlare con Glicéria era molto differente da quello della prigione di sicurezza massima, in Mossoró, dove incontró Gil e Babau. "Abbiamo potuto parlare in un ambiente tranquillo, solo io e lei", ha detto Saulo. Glicéria ha dimostrato d'essere contenta e motivata a continuare la lotta per la demarcazione della terra tradizionale della sua comunitá.

 

L'unico reclamo fatto da Glicéria é che non puó dormire con suo figlio e che questo gli ha causato problemi per l'allattamento. Dice che la situazione é migliorata, perché é stata trasferita in un cella con solo quatro detenute. Prima si trovava in una cella dove erano in 9.

 

Prossimo passo

 

Si aspetta, adesso, l'apprezzamento dell'habeas corpus presentato dalla Funai ed un altro che sará appresentato dall'avvocato del Cimi. Oltre a questo si attende, la prosima settimana, la decisione del giudice di Buerarema circa la richiesta di trasferire gli arresti cautelari di Glicéria dalla Presídio di Jiquié al suo villaggio.

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