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Il Mondo che ci Circonda nº 926

Inserido por: Administrador em 06/09/2010.
Fonte da notícia: Cimi

Conclusa, in Altamira, la mobilizzazione contro la costruzione della diga di Belo Monte.

 

L’incontro ha definito una posizione contro la costruzione di grandi opere nella regione Amazzonica de ha contato com la partecipazione di leaderes indigeni e di comunitá tradizionali provenienti da diverse parti del paese

 

Cleymenne Cerqueira

Da Altamira (Pará)

 

Dopo quattro giorni di discussioni, dibattiti e conferenze, si conclude l’Accampamento per la difesa del fiume Xingú, contro la costruzione della diga di Belo Monte. L’evento, organizato ai margini del porto di Altamira, é iniziato il giorno 9 con l’arrivo di diverse delegazioni indigene del paese, di rappresentanti di cominitá di pescatori, agricultori, di movimenti sociali e organismi internazionali.

 

All’’incontro hanno partecipato diversi specialisti per dibattere sugli impatti che saranno generati dai grandi progetti programmati dal governo federale, tra questi le dighe, le strade e l’apertura di miniere. Hanno esposto il loro pensiero anche professori dell’Universitá Federale del Pará (UFPA), membri di organizzazioni che lottano per la garanzia dei diritti dei popoli indigeni e delle cominitá di pescatori. Tutti hanno enfatizzato i gravi danni che saranno causati dalla costruzione della diga di Belo Monte.

 

Il mega progetto dello Stato non attingerá solo lê terre indigene (ancora foresta vergine), ma anche le coltivazioni dei contadini e svuoterá parte del fiume Xingu, fonte dell’economia di molte famiglie. La temperatura delle acque del fiume aumenterá, causando la sparizione di diverse specie di pesci. La diga sará responsabile dell’enorme disboscamento (piú di 500 km²)??????? risultando nell’estinzione di animali e piante esclusive della regione dello Xingu.

 

"Lo Xingu é luogo di ancestrali culture, é una regione unica per quanto riguarda la presenza di numerosi popoli indigeni e di una fauna che si trova solo qui, nello Xingu", ha affermato la ricercatrice della UFPA, dottoressa Janice Muriel Cunha.

 

Secondo la Dra. Janice, la gente deve decidere se quello che desidera é lo sviluppo proposto dal governo brasiliano, símile a quello europeo, od un modello di sviluppo sostenibile e giusto. "Il modello di sviliuppo adottato dall’Europa é responsabile della distruzione di circa 99,2% della vegetazione originale e delle risorse ambientali di quel continente. É questo sviluppo che vogliamo? ha chiesto la dottoressa Janice.

 

Secondo il ricercatore Dr. Rodolfo, della UFPA, “Belo Monte altro non é che un’avventura elettorale. Il Brasile non necessita di questo progetto per svilupparsi ed essere felice. É una manovra della senatrice signora Dilma Roussef che mira a promuovere la sua immagine di candidata alla presidenza della repubblica e l’immagine di una mezza dozzina di furbi del sistema energetico brasiliano".

 

La dottoressa Janice afferma che Belo Monte é appena una delle lotte che i brasiliani dovranno affrontare. "questo progetto della diga é solamente uno tra i tanti progetti che noi, índios, pescatori, scienziati e gente delle cittá dobbiamo imparare a combattere. E come questo, appariranno tanti altri progetti, tutti non sostenibili dal punto di vista sociale, economico, ambientale e culturale".

 

In quale direzione marcia la gente dello Xingú?

 

L’interrogativo che la gente di Altamira si pone e che non ha ottenuto ancora risposte é: "cosa succederá con le 30 mila persone che saranno attinte dalla diga? Dove andranno, di cosa e come vivranno?”, si chiede Mons. Erwin Kräutler, vescovo della Prelatura dello Xingú e presidente del Consiglio Indigenista Missionario (Cimi).

 

Mons. Erwin partecipa alle lotte contro la diga di Belo Monte dal 1975, período del regime dittatoriale, quando il governo presentó il progetto della costruzione di 6 dighe lungo il fiume Xingú e una sul fiume Iriri, grande affluente dello Xingú. Afferma che, dopo la pressione politica e sociale, la gente ed i movimenti sociali sono riusciti a sospendere il progetto che, credevano, fosse stato abbandonato, dimenticato.

 

Invece, il governo Lula ha sorpreso la gente proponendolo ancora e che, all’epoca del governo militare, era stato denominato “Diga di Kararaô”. Secondo Mons. Erwin "cambia solo il nome, ma l’intenzione é la stessa: eliminare l’ambiente assieme ai popoli indigeni dello Xingú. É stata per noi una grande sorpresa, anche perché questo governo che abbiamo aiutato ad eleggere, ha risuscitasse questo progetto.

 

Per Mons. Erwin, il governo mente quando dice che solamente questa diga sará costruita nella regione. Dopo questa, il governo dirá che avrá bisogno di altre dighe per generare energia per la gente del paese.

 

Principali interrogativi

 

Oltre al chiedersi cuotidianamente dove finiranno i popoli dello Xingu e cosa succederá com lê foreste della regione, altre preoccupazioni affliggono gli abitanti di Altamira. Di cosa vivranno le migliaia di famiglie che usano il fiume e la foresta per il loro sostentamento? Come vivranno senz’acqua quelle comunitá di pescatori che abitano lingo il fiume?

 

Mons  Erwin afferma che “questo popolo é abituato a vivere del lavoro delle sue mani, della caccia, della pesca, dell’agricultura... Come vivranno in appartamenti con mobili nuovi, energia elettrica, acqua che scrende daí rubinetti, eletrodomestici, ma senza la loro principale fonte di sopravvivenza? Di cosa vivranno? Come alimenteranno i loro figli e nipoti”?

 

Oggi come oggi, la gente di Altamira non é a conoscienza della reale grandezza  del lago che la diga formerá. Ogni giorno il progetto dell’opera é modificato e la gente non é nemmeno informata. Secondo Mons. Erwin e secondo diversi specialisti autori di studi sulla possibilitá della costruzione della diga, il riservatorio generato sará come un lago marcio, morto, un vivavio di insetti e malattie endemiche e ai suoi margini giaceranno numerose famiglie soggette alla propria sorte.

 

"Lo stesso governo che ha proibito la pesca e la commercializzazione dei pesci ornamentali nella regione, ha autorizzato la costruzione della diga di Belo Monte. Che contraddizione! La generazione di rendita e la sopravvivenza per mezzo delle acque del vecchio Xingu sono state proibite, ma l’estinzione degli animali, l’allagamento delle terre dei contadini, l’espulsione di migliaia di famiglie dalla regione, la miseria e la fame, la violenza e le malattie non lo sono, há affermato la dottoressa Janice.

 

Il progetto, sull’esempio di altri grandi imprendimenti nel paese, attrairrá moltissimi lavoratori e famiglie in cerca del sogno “dell’eldorado”, provocando un aumento vertiginoso della popolazione della cittá di Altamira, oggi stimata in 100 mila persone. La cittá é sita in piena foresta amazzonica e non dispone delle condizioni per ricevere questo fiume di gente. É facilmente prevedibile l’aumento della violenza urbana, dei conflitti ed i problemi giá esistenti, come la mancanza di infrastruttura sanitária e scolastica, si aggraveranno.

 

Partecipazione popolare

 

Oltre agli abitanti sparsi lungo il fiume Xingu (ribeirinhos), contadini e pescatori venuti da varie parti del Pará ed ai popoli indigeni Juruna, Xipaya, Arara, Kuruaia e Xicrin della regione di Altamira, hanno partecipato all’incontro anche leaderes dei popoli Guajajara, Gavião, Krikati, Awá Guajá, Kayapó, Tembé, Aikeora, Suruí, Xavante, Karintiana, Puruborá, Kassupá, Mundukuru, Xucuru, Kaingang, Javaé, Tupiniquim, Assurini, Wajapi, Macuxi, Apurinã e Karajá provenienti dagli stati di Rondônia, Maranhão, Roraima, Mato Grosso, Tocantins, Acre, Bahia e Paraná.

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